PB or not PB? Una 6ª Stramagenta comunque soddisfacente

stramagenta 2019

27 Gennaio, Magenta – Colonna 14, riga 6, due lettere ad identificarlo: Pb.

Se sei un runner ti viene in mente la sigla che sta a significare quella stella cometa da inseguire in una gara preparata con ogni cura.

Se hai studiato qualcosina nelle ore di chimica alle superiori ti viene in mente il Piombo, elemento numero 82 della tavola periodica di Mendeleev, quello schema all’interno del quale sono organizzati tutti gli elementi chimici.

Fa niente che poi proprio in questa settimana il chimico sia stato confuso in un documento ufficiale con il monaco biologo Mendel (quello dei piselli, che speriamo non venga prima o poi confuso col signor Findus). Forse per un complotto vegano? O forse il ministro mio concittadino era più esperto di PB intesi come personal best vista la formazione in scienze motorie?

Non so, io per non far male a nessuno mi alzo dal letto con gambe di piombo per la settimana di carico e non andrò sicuramente alla ricerca del Personal Best. Per me, quindi, a Magenta non sarà battaglia, come quando coi francesi ci andavamo a braccetto contro gli austriaci.

Accendo il telefono e se il buongiorno si vede dal mattino: “Minchia sto ancora ruttando rum, ti odio! ❤ “. Rifletti quindi sul fatto che anche se lavori nella moda a Parigi, sei sempre quella coi capelli a fungo nella foto della patente, quindi gli anni passano ma gli amici restano.

Un po’ come quando Accorsi in Radiofreccia dice: credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx”. Che poi Merckx era belga, quindi a Parigi lo avranno odiato tantissimo quando trionfava al Tour de France. Mentre ora ad indossare la maglia gialla è il popolo e protesta contro il caro della “senza PB” intesa come benzina verde. 

Mi sale comunque l’angoscia pensando di ritrovarmi col sapore di rum a spezzarmi il fiato dopo un paio di km di gara. Misuro l’HRV e invece un fantastico 9,1 (forse mai ottenuto) mi fa sperare di essere al top. Sarò quindi dottor Jekyll o Mr Hyde?

Mi gira in testa il ritornello della canzone dei CCCP ripresa da poco dai Delta V in chiave elettrica che dice:

Io sto bene, io sto male, io non so dove stare
Io sto bene, io sto male, io non so cosa fare

E allora che fare? L’idea di partenza era quella di correre i due giri del percorso al ritmo di un medio, aggiungendone anche un terzo per fare 15 km tondi tondi, ma poi l’insulto quotidiano del top runner dai pantaloni buffi in merito alla mia idea “bislacca” mi ha invitato a tirare la gara, con dualismo riconducibile ai CCCP/DeltaV :

È una questione di qualità, è una questione di qualità, è una questione di qualità
O una formalità non ricordo più bene, una formalità

Ok, decido quindi per la qualità e opterò per una gara tirata invece che per la formalità del “medio”.

super senza pbPrendo una tazza di latte con gli all-bran, ricchi di crusca, ben più dell’accademia, e inizio a pensare che invece di andare a prender freddo potrei semplicemente scendere il cane a fare un giro per pisciarlo un poco o sedere il bambino in macchina per una gita. Ma io non ho ne cane, ne figlio, quindi riacquisto il dono dell’italiano, prendo la borsa e faccio rotta verso Magenta.

Il termometro dal cruscotto lancia segnali poco incoraggianti mentra raggiungo la mia destinazione. Ancora meno incoraggiante è la sensazione quando metto piede fuori dalla macchina per andar a ritirare il pettorale col pacco gara.

Torno all’auto, mi cambio e spillo il mio bel pettorale in cifra bassa da top runner, premio non certo delle mie prestazioni sportive ma risultato dell’iscrizione omaggiata dal patron Davide Daccò per aver disegnato la medaglia per la Mezza di Trecate.

Provo a scaldarmi ma la temperatura è quella che è, ma in compenso quando ci si mette in griglia c’è un fantastico effetto stalla che vorrei evitare di abbandonare. Purtroppo però arriva lo sparo dello starter e si deve incominciare a produrre calore macinando passi ad un ritmo sostenuto.Con Roberto Galli, compagno di squadra, ci attacchiamo a un bel trenino che ci guida senza grossi sforzi ad un bel ritmo di poco sotto i 4 minuti al km.

Alcuni passaggi di gara, soprattutto nella prima parte del giro da ripetere due volte, richiedono un po’ di attenzione negli appoggi. Infatti sanpietrini e tratti lastricati sono resi scivolosi dall’umidità, ma nonostante tutto il ritmo riesce a non risentire.

Il primo giro scorre bene, e inizio a pensar di poter tenere tranquillamente fino alla fine senza problemi. Anche il Garmin mi da buone speranze sulle prospettive finali, ipotizzando un personale limato di una quindicina di secondi.

stramagenta 2019Un piccolo calo al settimo chilometro mi ridimensiona un po’, soprattutto iniziando a buttar l’orecchio a qualche segnale che mi mandano le gambe che sembrano imballarsi passo dopo passo.

Stringo i denti al penultimo km, lappo manualmente al cartello numero 9 per arrotondare il tempo finale previsto e chiudo la vena lungo gli ultimi 1000 metri in cui dare tutto.

Inizio a sentire la voce dello speaker, spingo ancora un po’, si avvicina il gonfiabile, intravedo la fine dell’agonia e buttando l’occhio al timer dell’arrivo vedo però dei numeri che non mi tornano. Le cifre rosse mi fanno pensare di aver rallentato anzichè accellerato nell’ultimo km, e appena rifiatato dopo l’arrivo inizio a spulciare le pagine del Garmin, che in sostanza mi segna 10.10 km.

Avevo arrotondato al penultimo cartello, non dovrei aver perso 100 metri di segnale negli ultimi 1000 metri. Guardando le varie tracce si Strava dopo la gara a tutti risultano almeno 100 metri in più di percorso, quindi il dubbio non mi abbandona.

PB? No PB?

39’35” Gun Time, 39’27” Real Time, 39’07” Strava Time sui 10K.

Non so, io nel dubbio vado al ristoro a mangiare un po’ di panettone rimasto dalle feste, bevo qualcosa di caldo e inizio a pensare che forse con una settimana di scarico prima del prossimo 10K anche il muro dei 39 minuti potrebbe essere picconato!

Raf

Ispirato negli anni dai racconti e dagli aforismi motivazionali di Aldo Rock, dopo l'ascolto del quale si sentiva spinto dall'esigenza di indossare delle vecchie adidas, la classica felpe col cappuccio stile Rocky Balboa e correre su per la scalinata di Crenna immaginando di essere a Philadelphia, diventa runner a seguito delle pressioni di un "ghisa" con un morboso rapporto col Long Island.
Raf