PBoom!!! Sub 85 alla Scarpadoro Half Marathon di Vigevano

scarpadoro half marathon vigevano 2019

Scarpadoro Vigevano, 17 Marzo – Dopo una apprezzata settimana di scarico a dare un po’ di tregua alle gambe dopo gli ultimi mesi di ripetute lunghe e km su km a consumar le suole delle scarpe, finalmente arriva l’appuntamento col primo obbiettivo stagionale.

Prima esperienza per me alla Scarpadoro Half Marathon, che forse non avrei preso in considerazione se non mi fosse stata venduta come una mezza maratona veloce e nella quale è possibile partire tra le prime file se si è in cerca di un buon crono.

Il tragitto verso Vigevano dapprima ci pone dinnanzi allo spettro di una pioggerella che fortunatamente è solo passeggera e poi ci immerge in un paesaggio post apocalittico quando, superato il Ticino sconfinando per alcuni km in Piemonte, passiamo in una zona industriale dominata dai silos delle raffinerie del Polo Industriale San Martino.

A trascarpadoro 2019tti le fiaccole di raffineria regalano una sfiammata sullo sfondo, manca solo un armadillo sul bordo strada a farci da lepre e una band che suona dinnanzi a un pendolo d’estrazione. Ad aumentare la tristezza del momento il mio compagno di viaggio abbassa il volume della radio.
Allo sceriffo non piace che si suoni il rock nella Casbah (cit. The clash).

Giunti a destinazione troviamo parcheggio dopo qualche zig zag tra le viette della “ridente” periferia vigevanese e ci dirigiamo verso lo stadio a ritirare il nostro “ricco” pacco gara. Si spilla il pettorale sulla canotta, si consegna la sacca al deposito borse e via a far girare le gambe in attesa dello start.

Un po’ di foto coi soci di Casorate mentre lo speaker inizia a richiamare i runner dal pettorale rosso che occuperanno la prima griglia virtuale.

Mentre si inizia a entrare in pista per schierarsi sotto al gonfiabile della partenza vedo diversi personaggi mascherati da eroi Marvel che animeranno la 5K. Temo lo scontro col Bandera in versione Luca&Paolo per una riedizione del successo di anni fa dei Meganoidi, Supereroi contro la municipale.

Quattro chiacchiere con un paio di facce note e arriva il momento dello sparo. Si inizia con un mezzo giro di pista per poi sbucare tra le vie della città. Il ritmo è subito buono, nessun rallentamento da imbuto e riesco ad evitare anche una delle mie disastrose partenze suicide.

I primi due km mi fanno percepire buone sensazioni ma al terzo mille c’è il bel passaggio sullo sterrato nel parco del castello, anticipato da una piccola ascesa in ciottolato e il ritmo del lap ne risente, un po’ come i polpacci che iniziano da subito a “lamentarsi” del poco differenziale delle Kinvara che uso per la prima volta in mezza maratona dopo il test di Parabiago di una settimana fa.

Si riprende il ritmo ma a cavallo tra il quarto e quinto km un altro tratto in leggera salita rompe il ritmo e inizio a pensare che forse non è così veloce come pensavo questo tracciato. Un altro km cittadino con passaggio al fianco dello stadio da cui siamo partiti e ci si allontana dal centro abitato per aver come sfondo la campagna della Lomellina.

Fortunatamente non c’è aria contraria a renderci più ostica l’impresa e i km scorrono veloci fino al check del tappeto dei 10000, nonostante qualche moscerino-kamikaze che decide di farsi cannibalizzare.

Diversi cartelloni posti lungo questi tratti di percorso regalano un sorriso e fanno sentir meno la fatica (vedasi una cenerentola che al cospetto della scarpina di vetro si lamenta perchè preferiva delle A2).

La seconda parte di gara è prettamente agricola, coi passaggi dalle varie località contrassegnate dai nome delle cascine (Cattabrega, Marietta, Camina, Buccellata) per poi andare ad affiancare il Canale Conti dal punto in cui quest’ultimo si getta nel Naviglio Sforzesco.

vigevano personal best 2019Ormai è stato superato l’ultimo ristoro, è a 5 km dal termine sarebbe ora di tirare un po’ le somme delle energie rimaste, ma il percorso sterrato è un’altro ostacolo per le gambe stanche e rende tutto un po’ meno matematico. Rimaniamo infatti in due nel piccolo trenino che si era formato nei km precedenti e spero che non mi abbandoni anche il mio compagno attuale.

Gli ultimi 3 km sono un film già visto, col passaggio su un asfalto già calpestato all’andata, e si prova a tenere costante il passo nonostante un falsopiano.

Mancano due km scarsi all’arrivo e sto raschiando un po’ il fondo del barile delle energie. Soprattutto ho i polpacci che risentono del drop 4 e bruciano di fatica, facendomi assaporare, come cantava Morrissey al tempo degli Smiths, le sensazioni di Giovanna d’Arco mentre le fiamme le solleticavano il naso dal profilo romano. Mentre lei però condivideva la sorte col suo walkman che si scioglieva al caldo del falò, io continuo ad essere pungolato dal mio Garmin che non ne vuole sapere di mollare il colpo e invita a spingere ancora un po’.

And now I know how Joan of Arc felt
Now I know how Joan of Arc felt
As the flames rose to her roman nose
And her Walkman started to melt
Oh…

scarpadoro half marathon vigevano 2019L’ultimo km è un misto tra speranza di nessun imprevisto come mi accadde nell’ultimo 1000 di Busto Arsizio al mio precedente Personal Best e voglia di “chiuder la vena” sfidando le cifre che si inseguono sul Forerunner al mio polso e che dicono che l’obbiettivo è quasi centrato.

Charles Bukowski lo diceva: “Quel che più importa, è quanto bene cammini attraverso il fuoco”. Io aggiungerei che magari è anche il caso di non entrare sulla pista d’atletica per gli ultimi 250 metri col passo di Giucas Casella sui carboni ardenti.

Si spinge a tutta sul tartan dopo l’ingresso nello stadio, entro nella curva  per poi sbucare sul mezzo rettilineo finale vedendo le cifre rosse del time ufficiale.

Metto a fuoco i numeri e vedo che siamo sotto gli 85 minuti, ultimo sforzo cercando di sorridere all’Arturo e stoppo la mia prova ad 1h24’44”, più di un minuto sotto al mio vecchio personale.

Ora, medaglia al collo, personale in tasca e the caldo nello stomaco, dopo quattro chiacchiere al ristoro sono finalmente pronto per andarmi a cambiare e andar a mettere sotto i denti il meritato risotto salsiccia e fagioli del pasta party!

 

Raf

Ispirato negli anni dai racconti e dagli aforismi motivazionali di Aldo Rock, dopo l'ascolto del quale si sentiva spinto dall'esigenza di indossare delle vecchie adidas, la classica felpe col cappuccio stile Rocky Balboa e correre su per la scalinata di Crenna immaginando di essere a Philadelphia, diventa runner a seguito delle pressioni di un "ghisa" con un morboso rapporto col Long Island.
Raf