Interviste

Andare in bici è una gara di sopravvivenza



da REPUBBLICA, 23 APRILE 2004 – Inevitabilmente uno capace di correre due maratone in 48 ore (domenica 18 a Londra, lunedì 19 a Boston), uno che passa da una gara di resistenza all’ altra, non può non essere esperto anche di sopravvivenza. aldo rock bici milanoLa sopravvivenza a Milano da pedone e da ciclista. Aldo Calandro, conosciuto da tutti come Aldo Rock, ospite fisso di Radio Deejay, gira per la città sempre e solo a piedi o su due ruote.

Ma sta diventando man mano più difficile, vero Rock?

«Vero, sì. Milano sta peggiorando spaventosamente. Me ne accorgo per contrasto con Torino, l’ altra città in cui vivo, che ha ritmi meno forsennati, è più sicura ed è a pianta quadrata. Milano invece ha dei semafori che durano poco ed è a pianta circolare, così le sue strade ricordano i labirinti dove di notte girano le cavie, i topolini di laboratorio, sempre più nevrotiche. E infatti i guidatori si arrabbiano molto più di prima ma vedono molto meno, sono obnubilati, spesso non capiscono la conseguenza di toccare un ciclista o un pedone: probabilmente conta il passare ore e ore davanti ai computer».

Quali sono le strade più pericolose?

«Tutte. La vera distinzione è un’ altra: le ore più pericolose. Che sono la fascia tra le 7 e le 9 del mattino, e soprattutto quella tra le 16.30 e le 20. Insomma, quando si va al lavoro e quando si torna a casa».

E come si sopravvive?

«Con una serie di accorgimenti. Il primo è imparare a riconoscere il nemico. I peggiori sono due: le mamme che vanno a prendere i figli a scuola e parcheggiano in doppia fila stando sempre attaccate al cellulare, e i furgoncini bianchi, soprattutto quelli che non hanno scritte perché se combinano l’ incidente poi scappano senza fermarsi. Ma in realtà non ci si deve fidare di nessuno, neppure degli scooter che sono ormai larghi come barche, se il guidatore ha la visiera calata non guarda chi ha ai lati. E non ci si deve fidare neanche delle piste ciclabili, che sono protette malissimo e pochissimo».

Altri accorgimenti?

«Mi sono costruito una bici apposta, per sopravvivere. Visto che di lavoro faccio il discografico, i miei amici l’ hanno chiamata Bootleg, come i dischi dei concerti che vengono registrati clandestinamente».

Com’ è fatta?

«Anzitutto pneumatico anteriore più largo, e chi ha pedalato una volta in corso Magenta, ad esempio, capisce il perché: per evitare di affondare nel solco dei binari del tram e di scivolare sul pavé. Tubo della sella leggermente avanzato per avere più prontezza nello scatto quando il semaforo torna al verde. Pedali più stretti per passare facilmente tra le macchine. Scotch riflettente su tutto il telaio, per essere meglio visibile. E tante altre piccole cose. Ma a mali estremi c’è sempre l’arma finale».

Ovvero?

«La legittima difesa».

Anche lei? E che fa, minaccia di investire gli automobilisti?

«No. Più semplicemente penso che alla fin fine ribellarsi sia giusto: giro contromano e salgo sui marciapiedi. So che può costarmi delle multe, e infatti ne ho prese diverse, ma si sopporta anche questo, se il rischio è di essere arrotato».

LUIGI BOLOGNINI

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