48ª Stramilano a bocca asciutta

stramilano 2019

Milano, 24 Marzo 2019, 48ª Stramilano“Ci sono giorni in cui io vorrei dormire”, così inizia a trascinarsi al microfono Edoardo d’Erme alias Calcutta quando attacca la quarta traccia di Mainstream dal titolo “Milano”. Come dargli torto quando la sveglia suona presto di domenica mattina.

Oggi però la giornata è talmente bella che non c’è da sforzarsi per scivolare in autostrada lungo la A8 in compagnia del Ceres, come quando una ventina d’anni fa andavamo a prendere a calci un pallone. Lui già consumava km a centrocampo, anche per me che di correre non ne volevo sapere.

A vent’anni di distanza le cose non sono cambiate e lui corre ancora come un treno. Oggi infatti, da pronostico, dovrebbe darmi qualcosa più di 8 minuti in cerca del suo personale, nonostante due settimane di dolori al tibiale.

Appena parcheggiata l’auto si respira già aria di gara, con la repubblica dei runner che popola la metro. Giunti poi nei pressi del Castello Sforzesco, la presenza di podisti è divenuta ormai una folla in cerca del sole caldo mattutino nella piaza antistante la Torre del Filarete.

Le code per l’ingresso al “villaggio atleti” sono lunghissime, e mentre valutiamo dove accodarci veniamo soccorsi dal Ferdy, già in pole postition,  che dice di averci tenuto i posti. Ci si cambia con calma e poi via a far un blando riscaldamento, incrociando Spuffy che mi maledice per aver azzeccato le previsioni sul meteo alquanto estivo.

La speranza è che il caldo non si faccia sentire troppo, così come le fatiche di una settimana fa, perchè oggi l’obbiettivo è quello di limare qualcosa al tempo stampato 7 giorni fa. Alla fine, togliendo eventuali tappi in partenza il percorso è veloce, sicuramente più di quello di Vigevano, e in più c’è il fascino di una classica che, anche se non amatissima da tanti, ti porta a dare qualcosa in più a livello prestazionale, perchè alla fine la Stramilano ti seduce sempre.

Milano promette beluga e champagne
File in transenne e fighe nei van

Partenza

Col Cere ci separiamo in quanto lui partirà in prima griglia mentre io sono destinato alla seconda, dove incontro il compagno di società Angelo e chiacchieriamo un po’ in attesa della partenza. Quando iniziano a rimuovere i nastri che delimitano le griglie guadagniamo un po’ di metri e posizioni in attesa dello start per evitare un po’ di gap tra real time e gun time.

Arriva finalmente lo sparo del cannone che segna lo start di questa 48ª Stramilano e usciamo fluidi da sotto al gonfiabile, con giusto un paio di secondi di ritardo. Mentre copro i primi metri già al passo sento delle grida femminili che lasciano intuire qualche caduta, e poi leggendo gli articoli dei giorni successivi verrà confermata la supposizione. Scoprirò poi che diversi atleti, tra cui Massi Milani che ci ha rimesso una spalla, sono rimasti vittime di cadute in partenza. E allora forse ha ragione il solito Calcutta…

E scusa io non voglio fare male
E scusa si che lo so che tu stai bene
Ma Milano è una corsia di un ospedale
E io stasera torno giù e ritorno a respirare

I primi 5 km

stramilano 2019 raphaNel primo rettilineo tengo un ritmo un po’ troppo fuori giri per evitare di rimanere imbiottigliato in qualche modo nelle successive curve che ci porteranno, dopo un passaggio nella zona più animata a livello di pubblico, ad affrontare il lungo tratto andata e ritorno su Corso Sempione. Percorriamo la carreggiata centrale del corso voluto da Napoleone, in attesa di veder spuntare nel senso opposto i kenioti coi loro passi silenziosi da gazzelle.

Passano quindi le moto e le auto apripista, il primo gruppo di top runner, un secondo, e poi Spuffy in compagnia di un altro keniota a cui continua a far segno di tirare un po’ anzichè succhiargli la scia. Se fosse andato in porto il progetto della via di terra di Siza per l’Expo 2015 mi sarei perso la scena perchè qui nel vialone centrale ora ci sarebbero dei giardini anzichè l’asfalto che stiamo calpestando.

Il secondo quarto, km 6-10

Si entra nella parte veloce del percorso, correndo lungo gli ampi viali della cerchia dei Bastioni. Ora c’è solo da spingere forte, far girare le gambe e far pompare forte il cuore. Quel cuore da cui pare prenda la forma il profilo cerchia muraria di epoca spagnola.

Un annetto fa, infatti, alcuni cartografi riportarono in auge una leggenda poco nota e caduta nel dimenticatoio, che spiegherebbe il perchè della forma delle mura spagnole. Le mura edificate in sostituzione delle precedenti medievali, avrebbero quel profilo poichè rappresentarono un regalo di nozze del re di Spagna Filippo III alla futura sposa Margherita d’Austria.

Oggi ci troviamo quindi a percorrere il contorno del cuore di un romantico re spagnolo, avente come centro geometrico il Duomo di Milano. Altro che i cuoricini disegnati unendo gli indici e i pollici!

Al nono km si passa da quella che un tempo era detta Porta Tosa, divenuta poi porta Vittoria dopo che i Milanesi ebbero la meglio sugli austriaci il 22 Marzo 1848 e che oggi qualche gruppettino indie cita per una incomprensibile “Adolescenza fumogeno / per coprire la COIN di Piazza 5 giornate”.

Si scollina, km 11-15

Mentre mi chiedo che profilo staremmo seguendo se al posto di Filippo III ci fosse stato Rocco Siffredi si avvicina il secondo ristoro e prendo la mia acqua per abbattere un po’ il caldo che inizia a farsi sentire.

Il cartello del dodicesimo km è posto proprio davanti alla Darsena, li dove vanno a confluire i Navigli. Li dove confluisce di notte la fiumana di gente che anima l’Alzaia o fa la vasca lungo il corso di Porta Ticinese, su fino alle Colonne di San Lorenzo.

Quante volte Milano
Ci ha dato un posto dove stare
I Navigli in piena notte

Decine di anni fa, a fine del Corso c’era il Rattazzo, e ti riempiva di Morettone da 66. Nessuno si lamentava per la mancanza di liquidi con cui reintegrare, c’era sempre qualcosa in frigo. Ora al posto del Rattazzo c’è Armani, un tassello in meno nella Milano da bere. Un po’ come come sui banchetti dei ristori di questa Stramilano, dove di tasselli ne mancheranno un bel po’ per abbeverare i quasi 7000 runners di giornata.

Il momento di dare tutto, km 16-20

Scivolati lungo il profilo del Carcere di San Vittore, e poi lungo le vie dedicate a pittori e scultori, si arriva al terzo ristoro accompagnato dal passaggio sul tappeto dei 15km.

Al sedicesimo km passa da Piazza Buonarroti, colui che aveva visto un angelo nel marmo e scolpì fino a liberarlo. Circumnavighiamo la piazza sotto l’occhio vigile della statua di Giuseppe Verdi e se qualcuno attaccasse con un “Va pensiero, sull’ali dorate” inizierei forse anch’io a vedere dei putti con le alucce luccicanti.

Mentre la fatica si fa sentire e mi immagino al cospetto di un doppio Crozza in parrucca bionda che mi offre un Lavazza tra le nuvole cerco un po’ di energie per l’ultimo sforzo prendendo un gellino.

A metà del sedicesimo km curva e controcurva ci portano nei pressi di Citylife, dove corriamo al fianco delle residenze scultoree di Libeskind riconoscibili dalle facciate “saettate” dai frangisole. Superato il cartello dei 16K, ci portiamo dapprima all’ombra del complesso fluido e sinuoso di Zaha Hadid, e poi ci troviamo ad alzar il naso verso il Dritto, lo Storto e il Curvo, le tre torri opera dei due archittetti precedenti e del fresco Pritzker 2019 Arata Isozaki.

I km 17 e 18 mi fanno un po’ calare il ritmo, ma il fresco dell’ombra di via Emanuele Filiberto mi fa recuperare un po’ di passo per poi iniziare a dar tutto lungo il terzo passaggio in corso sempione, puntando visivamente il lontano Arco della Pace.

Andiamo via, rubiamo un tram
Mi serve un letto o un Lexotan
Gioco d’orgoglio per cui non crollo

Negrita

L’ultimo km per dare tutto

Il gonfiabile dell’ultimo km ci segnala l’ultimo sforzo di giornata. Ora si dovrebbe volare, spinti dall’entusiasmo di aver finito la nostra prova. Uno sguardo rapido al mio compagno di avventura degli ultimi km non lascia però presagire grande fiducia. La mia “lepre” dice di non averne proprio più e mi toglie la speranza di provare ad aumentare un filo il ritmo, visto che anche le mie gambe vanno avanti per inerzia.

Il garmin, sincronizzato ad ogni cartello negli ultimi km, prevede comunque un bel personale per me, giusto qualche secondo sopra l’ora e 24. Sarebbe un altro risultato da incorniciare dopo l’ora 24 e 44″ di una settimana fa alla Scarpadoro di Vigevano, insperato visti i soli 7 giorni per smaltire i 21k corsi nella Lomellina.

stramilano 2019Arriva finalmente l’ultima curva, si entra sul lastricato e si inizia ad avvicinare l’arco d’arrivo. Provo a mettere a fuoco i numeri del time ufficiale ma le cifre rosse digitali sono spente. Altro pollice verso per questa Stramilano 2019.

Spingo, senza buttare l’occhio al gps se non dopo aver passato il tappeto di fine gara. Stoppo, rifiato e noto con delusione che il Forerunner mi dice 1h25’05”. Rimango quindi a bocca asciutta per quanto riguarda un ritocchino al personale sulla distanza. Ma almeno troverò da bere al ristoro visto che ho solo 296 runners davanti a me in classifica e di acqua ne dovrebbe rimanere.

Mi chiedo come posso aver buttato via quei 58 secondi di gap tra ciò che mi veniva predetto dalle cifre digitali del Garmin e quelle che vengono invece indicate ora.

In realtà è un po’ quello che si chiedono tutti vedendo le distanze segnate dai loro gps. Ce lo si chiede sempre alla Stramilano, la mezza che sembra essere sempre un po’ più lunga. In realtà due anni fa cambiarono anche il percorso in extremis senza avvicinare l’arrivo ed era ancora più lunga.

C’è chi dice che sono gli alti palazzi che fanno un po’ impazzire il segnale. C’è chi sostiene sia il zig zag obbligato vista la moltitudine di runners presenti da sorpassare.

Ma alla fine Lassa pur ch’el mond el disa, ma Milan l’è on gran Milane quindi anche la Stramilano sarà un po’ più lunga per abbracciarla tutta.

 

Raf

Ispirato negli anni dai racconti e dagli aforismi motivazionali di Aldo Rock, dopo l'ascolto del quale si sentiva spinto dall'esigenza di indossare delle vecchie adidas, la classica felpe col cappuccio stile Rocky Balboa e correre su per la scalinata di Crenna immaginando di essere a Philadelphia, diventa runner a seguito delle pressioni di un "ghisa" con un morboso rapporto col Long Island.
Raf