GDV 2017 – Casorate

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L’ultimo atto del Giro del Varesotto è un po’ come le feste di compleanno dei tempi delle elementari. Ad inizio serata arrivano pian piano tutti gli invitati, sorridenti con amici e parenti, con il pieno di energie, vestiti di tutto punto per il gran finale.

Il fine serata invece ti lascia un po’ di malinconia, con la gente che man mano se ne va dopo  aver scartato i regali (premiazioni) e sul piazzale che prima era gremito rimangono solo gli ultimi gruppetti a scambiarsi i saluti, e a stappare finalmente una bottiglia per brindar assieme con buona gioia del Basoli.

Ovviamente in mezzo c’è da sudare, c’è da chiudere la vena per l’ultimo atto e scalpicciare sul bitume per altri 5km in apnea, madidi di sudore, più veloci di certe zanzare organizzate in squadroni più agrressivi di quelli della Luftwaffe.

In partenza siamo tutti li a prender posizione il più vicino al gonfiabile, carichi come molle, pronti a mangiar via qualche secondo all’avversario diretto. Come un quarteback sulla linea di scrimmage accarezza in punta di dita la palla pizzuta in attesa di tagliar il campo in cerca del ricevitore, ognuno di noi poggia delicato l’indice sullo start del proprio GPS.

Stavolta a differenza delle altre gare mi trovo il terzo della mia classifica, superato nella gara di Cassano, proprio al fianco, pronto ad attaccare da subito per recuperare il gap. Mi fa saltare i piani all’ultimo, e invece di sfruttare il buon Kostia come “centro”, dietro le cui spalle difendermi in attesa del lancio, mi toccherà correre palla in mano per evitare un possibile sack derivante dal blitz del mio riccioluto rivale.

Allo sparo mi metto quindi a ruota sapendo che se non perdo troppi secondi il secondo gradino del podio di Serie B non mi scappa. Le gambe girano, non soffro e ci scappa anche una battuta prima con Kostia e poi Simo fuori dal Crazy Pub, vero traguardo volante della tappa di Casorate, prima di rendermi conto che il mio avversario ha mollato il colpo.

Provo a proseguire regolare ma dopo il cartello del terzo km perdo qualche colpo, per colpa del mio alter ego saggio e prudente che un po’ per la salita e un po’ per eccesso di prudenza (per paura di pagar dazio sul finale in caso di rimonta da dietro) morde un po’ il freno. A fine gara mi mangerò un po’ le mani visto che concludo brillantemente in progressione e senza quell’esitzione a metà il crono sarebbe stato ben più benevolo, ma poco importa, perchè finalmente anch’io metto i piedi su uno dei gradini dei vari podi di categoria al GDV, cosa insperata dopo lo stop forzato di pasquetta nel momento in cui c’era da lavorare sulla velocità.

Questa volta quindi Stefania non è l’unica a portare a casa medaglia e tortellini.

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5k, Giro del Varesotto

Informazioni su Raf

Ispirato negli anni dai racconti e dagli aforismi motivazionali di Aldo Rock, dopo l'ascolto del quale si sentiva spinto dall'esigenza di indossare delle vecchie adidas, la classica felpe col cappuccio stile Rocky Balboa e correre su per la scalinata di Crenna immaginando di essere a Philadelphia, diventa runner a seguito delle pressioni di un "ghisa" con un morboso rapporto col Long Island.

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