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26ª Maratonina di Busto Arsizio, PB con l’amaro in bocca

BUSTO ARSIZIO, 12 NOVEMBRE – La notizia è: non piove. E direi che dopo la settimana che ha preceduto questa 26ª Maratonina di Busto Arsizio non è notizia di poco conto, soprattutto ripensando all’acqua che mi son preso sette giorni fa a Verbania alla Lago Maggiore Marathon.

Dopo la prestazione alla Mezza di Gallarate, con personale demolito rispetto al mio precedente record, arrivo a Busto con tante aspettative, visto il percorso estremamente scorrevole a differenza dei diversi strappi con cui bisognava fare i conti nella città dei due galli.

Per la seconda settimana consecutiva la mia corsa dovrà avere a che fare coi palloncini, in un ennesimo omaggio a IT che mi fa pensare che questa cosa del pagliaccio mi stia sfuggendo di mano.

Nei titoli di coda del film di giornata passerà stavolta, nel ruolo di Pennywise, il nome di Luca Filipas, che mi invita a seguire i palloncini dei pacer dell’ora e 25 per il maggior tempo possibile.

Grazie a dio questa settimana non avrò bisogno dell’impermeabile del piccolo Georgie, visto che il cielo non pensa di scaricare secchiate d’acqua anche su Busto Arsizio. Nonostante ciò, le montagne spolverate di bianco che intravedo nello specchietto retrovisore mentre facciamo rotta verso la vicina Busto, mi fan pensare di come sarebbe stato meno faticoso, anzichè andar a correre senza tregua per 85 minuti,  andarmi a distruggere i quadricipiti in uno snow park al grido di “Don’t call me White“, portatami alla memoria dai post settimanali di Kostia e Spuffy. La “W” del titolo della canzone dei NoFx rigorosamente maiuscola però, ad indicare il Flying Tomato.

pacer 26ª maratonina busto arsizioIl meteo sarà stato anche clemente, ma la colonnina di mercurio ha deciso di recente di non far troppa fatica a salire di qualche tacca, e più che una giornata da uomini nudi ritratti nelle statue della locale “Piazza Tre Culi” e una mattinata più adatta ai Penguins and Polar Bears cantati dai Millencolin. Quindi mentre Stefania va a recuperare i suoi palloncini tricolori che le faranno compagnia durante i 21 km e rotti di oggi, io vado a cercar di vincere i brividi con un po’ di riscaldamento prima di cercar calore grazie all’effetto stalla in prossimità del gonfiabile.

Vedo i palloncini da seguire poco davanti a me, sono all’inizio della mia griglia vicino a Simone Zandri che di sicuro mi darà parecchio distacco a fine gara. Quando arriva lo start mi metto diligentemente in coda al gruppetto dell’ora e 25 come consigliatomi, nonostante i numeri sul display del Garmin non siano proprio quelli previsti. Infatti il ritmo dei pacer è sicuramente più veloce dei 4’02″/km previsti da tabella, tanto che nei primi 5 km di gara il ritmo è per ben 3 lap sotto ai 4/km, con una punta a 3’55 nei primi mille metri.

Inizio ad aver paura di andar fuori giri ben prima degli ultimi chilometri, e finire a strisciare per tutto il resto della gara, ma rimango comunque attaccato al mio gruppetto, aiutato psicologicamente dalla musica che ogni tot ci raggiunge dalle casse portatili assegnate ai vari volontari sul percorso.

Ninety-nine dreams I have had
In every one a red balloon
It’s all over and I’m standing pretty

Arriviamo finalmente alla pista d’atletica dove c’è il tappeto dell’intermedio dei 10K e psicologicamente è il solito sollievo perchè si può iniziare a fare il conto dei chilometri alla rovescia da questo momento in poi, destinando poi l’ultimo 1000 a una improvvisazione sullo spartito di giornata.

arrivo busto arsizioVerso il dodicesimo chilometro perdo un po’ contatto col gruppo dei pacer, pur tenendoli nel mirino, ma perdo poi qualche altro secondo prezioso cercando di ber dal bicchierino recuperato al ristoro dei 15km, dopo aver iniziato a sentir un po’ di gamba molle: We’re lacking energy. Yeah, we’re lacking energy. (Millencolin).

I problemi veri però arrivano poco dopo, con il 17° e 18° km corsi con una fitta al fianco, cercando di respirare a fondo fino a quando il fastidio passa e recupero un po’ di ritmo fino prima dell’ingresso al centro pedonale di Busto, dove la fitta torna speculare sul lato destro, ma ben più intensa e inizio a pensar di aver fatto 20 km di fatica pura per guadagnar un vantaggio sul mio recente personale per poi buttar via tutto negli ultimi metri.

Inizio a pensare che forse non dovrei lasciarmi indirizzare troppo da Antonio Napolitano per i menu della sera pre-gara.

Stringo i denti e vado avanti nel bel passaggio tra la folla della domenica. Incrocio Massi Milani che sta facendo servizio gara e, per non sfigurare davanti a uno che sette giorni prima è stato capace di arrivare al traguardo di Central Park in 53ª posizione assoluta e primo di categoria, fingo una faccia da “tutto ok”, stile film americano quando il protagonista fa credere che vada tutto bene dopo essersi preso un colpo sullo stinco.

Guardo il Garmin, vedo che il crono è dalla mia parte e a meno di dover strisciare gli ultimi metri dovrei riuscire a scendere di un po’ sotto al finish time di Gallarate, e così è quando passando sul tappeto di lettura del chip il tempo è di 1h25’49” di real time.

ste pacerLa 26ª Maratonina di Busto Arsizio mi regala quindi un nuovo PB sui 21097 metri (che in realtà qui a Busto risultano sempre essere una manciata abbondante in eccesso), ma se penso a come è andato l’ultimo quarto di gara forse sono più le note negative e il rammarico per non esser arrivato senza spie accese a concludere la gara.

Knocked down, stumble and you fall
Sit down, find some use for it all
No way, walk before you crawl
When will you fall?

Pennywise

Dopo un bel bicchiere di the caldo ed essermi cambiato vado ad attendere al traguardo Stefania, in versione pacer, che ad un passo ben più che comodo per il suo andare solito conclude la giornata spaccando il secondo rispetto al tempo segnalato sui suoi palloncini.

 

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